Si possono riciclare i vecchi mattoni nelle nuove costruzioni? Le condizioni indispensabili per garantire sicurezza e sostenibilità

Sì, ma non sempre. I vecchi mattoni possono entrare nelle nuove costruzioni se integri, puliti e certificati. Servono controlli, tracciabilità e una destinazione d’uso compatibile con le loro prestazioni.
Il riuso diretto è preferibile al riciclo perché conserva materia ed energia. Quando il riuso non è possibile, il mattone frantumato può diventare aggregato per massetti, calcestruzzi leggeri o nuovi laterizi. La scelta dipende da condizioni tecniche, igienico-sanitarie ed economiche.
Le condizioni minime per il riuso del mattone intero
Parlo da tecnico che ha rotto e misurato migliaia di campioni: il mattone recuperato funziona se supera quattro soglie pratiche.
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Soluzioni di isolamento avanzate contro il caldo estremo: il dettaglio che aumenta il benessere in casa- Integrità meccanica: niente fessure passanti, sfaldature, cottura irregolare o friabilità evidente.
- Pulizia: rimozione quasi totale di malte, pitture e intonaci; assenza di residui di gesso, catrami, vernici al piombo.
- Umidità e sali: nessuna presenza di umidità di risalita attiva, efflorescenze persistenti o solfati; attenzione in zone soggette a gelo-disgelo.
- Tracciabilità: lotto identificato, origine del cantiere nota, campionamento e referto prove conservati.
Se manca uno di questi requisiti, il riuso a vista o in murature diventa rischioso. In quel caso si valuta il riciclo come aggregato.
Controlli e norme: cosa chiede la legge
Per inserire vecchi mattoni in nuove opere serve coerenza con il progetto e con le norme. Le prestazioni attese delle unità in laterizio sono definite da EN 771-1. I prodotti nuovi hanno marcatura CE e dichiarazione di prestazione sotto il perimetro del Regolamento Prodotti da Costruzione.
Il materiale recuperato non ha marcatura CE. Per usarlo in modo conforme occorre un piano prove: resistenza a compressione su campioni rappresentativi, assorbimento d’acqua, verifica di sali solubili e, se previsto, gelività. I risultati devono dimostrare equivalenza o adeguatezza rispetto alla funzione progettata.
Per impieghi strutturali la soglia è alta: servono caratterizzazioni più estese e validazione del progettista. Nella pratica, il riuso è più lineare in elementi non portanti o rivestimenti.
Quando è più sensato: destinazioni d’uso consigliate
- Murature non portanti e tamponamenti: buono se la resistenza media è coerente con i carichi e il comportamento igrometrico è gestibile.
- Facciavista e rivestimenti: ottimo in recuperi storici, purché i pezzi siano omogenei e stabili agli agenti atmosferici.
- Pavimentazioni esterne su letto di sabbia o calce idraulica: bene con pezzi selezionati e spessorati.
- Partizioni interne, nicchie, archi decorativi: usi leggeri con elevata resa estetica.
Per murature portanti, solo con prove documentate e progetto dedicato. In molte situazioni il costo delle verifiche supera il beneficio.
Se il riuso non è praticabile: riciclo come aggregato
La frantumazione del mattone apre tre strade.
- Aggregati per massetti, sottofondi e drenaggi: granulometrie 0/8 – 8/16 mm, utile in pacchetti leggeri e traspiranti.
- Calcestruzzi leggeri e intonaci alleggeriti: miscele progettate, attenzione a porosità e assorbimento d’acqua.
- Materia prima per nuovi laterizi: polveri e macinati come chamotte per migliorare essiccazione e ridurre ritiro; percentuali da definire in prova impasto.
Requisiti chiave: assenza di contaminanti (gesso, bitumi, metalli, legno, amianto), controlli sugli eluati dove richiesto, curva granulometrica stabile. La qualità del riciclato dipende dalla demolizione selettiva.
Cantiere: demolizione selettiva e tracciabilità
Il risultato si costruisce prima del martello pneumatico.
- Piano di demolizione: separare laterizi da intonaci e impianti; evitare frantumazioni inutili se si punta al riuso.
- Selezione in sito: scarto immediato dei pezzi rotti o impregnati di malta dura; stoccaggio coperto e ventilato.
- Pulizia meccanica: scalpelli e spazzole; sabbiature leggere solo se non indeboliscono la superficie. Evitare acidi che introducono sali.
- Campionamento: lotti omogenei, etichettati, con fotografie e pesi. Invio a laboratorio per le prove richieste.
Con questa disciplina, il progettista può assegnare un uso mirato e prevedibile ai materiali recuperati.
Benefici ambientali e limiti economici
Il vantaggio ambientale maggiore arriva dal riuso del pezzo intero: si evita l’estrazione di argilla, la macinazione e la cottura. Anche il riciclo come aggregato riduce prelievi naturali e trasporti di inerti vergini.
Ma contano le distanze e la manodopera. Se la pulizia è lenta o il trasporto è lungo, il beneficio si assottiglia. Le analisi del ciclo di vita premiano i cantieri che demoliscono in modo selettivo e riusano localmente.
I CAM Edilizia valorizzano quote di riciclato nei capitolati pubblici, ma non sostituiscono le verifiche prestazionali. La sostenibilità resta una somma di scelte tecniche corrette.
Quando dire no
- Mattoni con efflorescenze saline persistenti o tracce di gesso: rischio di fessurazioni e distacchi.
- Pezzi friabili, cotti male o con anima nera: resistenza e durabilità imprevedibili.
- Rivestimenti con vernici al piombo, catrami, oli: contaminazione non sanabile in sicurezza.
- Zone a gelo-disgelo senza prova di gelività: meglio evitare l’esterno a vista.
- Assenza di tracciabilità o prove: niente uso strutturale, impieghi limitati.
Il punto fermo
Si possono riciclare i vecchi mattoni, ma con regole chiare. Riuso dove i test lo consentono, riciclo dove serve materia di riempimento o alleggerimento. In ogni caso, sicurezza, tracciabilità e coerenza con progetto e norme devono guidare la scelta.
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