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Tecniche Costruttive

Si possono riciclare i vecchi mattoni nelle nuove costruzioni? Le condizioni indispensabili per garantire sicurezza e sostenibilità

📅 19 Agosto 2026✍️ di Giorgio Lari⏱️ 4 min di lettura

Sì, ma non sempre. I vecchi mattoni possono entrare nelle nuove costruzioni se integri, puliti e certificati. Servono controlli, tracciabilità e una destinazione d’uso compatibile con le loro prestazioni.

Il riuso diretto è preferibile al riciclo perché conserva materia ed energia. Quando il riuso non è possibile, il mattone frantumato può diventare aggregato per massetti, calcestruzzi leggeri o nuovi laterizi. La scelta dipende da condizioni tecniche, igienico-sanitarie ed economiche.

Le condizioni minime per il riuso del mattone intero

Parlo da tecnico che ha rotto e misurato migliaia di campioni: il mattone recuperato funziona se supera quattro soglie pratiche.

  • Integrità meccanica: niente fessure passanti, sfaldature, cottura irregolare o friabilità evidente.
  • Pulizia: rimozione quasi totale di malte, pitture e intonaci; assenza di residui di gesso, catrami, vernici al piombo.
  • Umidità e sali: nessuna presenza di umidità di risalita attiva, efflorescenze persistenti o solfati; attenzione in zone soggette a gelo-disgelo.
  • Tracciabilità: lotto identificato, origine del cantiere nota, campionamento e referto prove conservati.

Se manca uno di questi requisiti, il riuso a vista o in murature diventa rischioso. In quel caso si valuta il riciclo come aggregato.

Controlli e norme: cosa chiede la legge

Per inserire vecchi mattoni in nuove opere serve coerenza con il progetto e con le norme. Le prestazioni attese delle unità in laterizio sono definite da EN 771-1. I prodotti nuovi hanno marcatura CE e dichiarazione di prestazione sotto il perimetro del Regolamento Prodotti da Costruzione.

Il materiale recuperato non ha marcatura CE. Per usarlo in modo conforme occorre un piano prove: resistenza a compressione su campioni rappresentativi, assorbimento d’acqua, verifica di sali solubili e, se previsto, gelività. I risultati devono dimostrare equivalenza o adeguatezza rispetto alla funzione progettata.

Per impieghi strutturali la soglia è alta: servono caratterizzazioni più estese e validazione del progettista. Nella pratica, il riuso è più lineare in elementi non portanti o rivestimenti.

Quando è più sensato: destinazioni d’uso consigliate

  • Murature non portanti e tamponamenti: buono se la resistenza media è coerente con i carichi e il comportamento igrometrico è gestibile.
  • Facciavista e rivestimenti: ottimo in recuperi storici, purché i pezzi siano omogenei e stabili agli agenti atmosferici.
  • Pavimentazioni esterne su letto di sabbia o calce idraulica: bene con pezzi selezionati e spessorati.
  • Partizioni interne, nicchie, archi decorativi: usi leggeri con elevata resa estetica.

Per murature portanti, solo con prove documentate e progetto dedicato. In molte situazioni il costo delle verifiche supera il beneficio.

Se il riuso non è praticabile: riciclo come aggregato

La frantumazione del mattone apre tre strade.

  • Aggregati per massetti, sottofondi e drenaggi: granulometrie 0/8 – 8/16 mm, utile in pacchetti leggeri e traspiranti.
  • Calcestruzzi leggeri e intonaci alleggeriti: miscele progettate, attenzione a porosità e assorbimento d’acqua.
  • Materia prima per nuovi laterizi: polveri e macinati come chamotte per migliorare essiccazione e ridurre ritiro; percentuali da definire in prova impasto.

Requisiti chiave: assenza di contaminanti (gesso, bitumi, metalli, legno, amianto), controlli sugli eluati dove richiesto, curva granulometrica stabile. La qualità del riciclato dipende dalla demolizione selettiva.

Cantiere: demolizione selettiva e tracciabilità

Il risultato si costruisce prima del martello pneumatico.

  • Piano di demolizione: separare laterizi da intonaci e impianti; evitare frantumazioni inutili se si punta al riuso.
  • Selezione in sito: scarto immediato dei pezzi rotti o impregnati di malta dura; stoccaggio coperto e ventilato.
  • Pulizia meccanica: scalpelli e spazzole; sabbiature leggere solo se non indeboliscono la superficie. Evitare acidi che introducono sali.
  • Campionamento: lotti omogenei, etichettati, con fotografie e pesi. Invio a laboratorio per le prove richieste.

Con questa disciplina, il progettista può assegnare un uso mirato e prevedibile ai materiali recuperati.

Benefici ambientali e limiti economici

Il vantaggio ambientale maggiore arriva dal riuso del pezzo intero: si evita l’estrazione di argilla, la macinazione e la cottura. Anche il riciclo come aggregato riduce prelievi naturali e trasporti di inerti vergini.

Ma contano le distanze e la manodopera. Se la pulizia è lenta o il trasporto è lungo, il beneficio si assottiglia. Le analisi del ciclo di vita premiano i cantieri che demoliscono in modo selettivo e riusano localmente.

I CAM Edilizia valorizzano quote di riciclato nei capitolati pubblici, ma non sostituiscono le verifiche prestazionali. La sostenibilità resta una somma di scelte tecniche corrette.

Quando dire no

  • Mattoni con efflorescenze saline persistenti o tracce di gesso: rischio di fessurazioni e distacchi.
  • Pezzi friabili, cotti male o con anima nera: resistenza e durabilità imprevedibili.
  • Rivestimenti con vernici al piombo, catrami, oli: contaminazione non sanabile in sicurezza.
  • Zone a gelo-disgelo senza prova di gelività: meglio evitare l’esterno a vista.
  • Assenza di tracciabilità o prove: niente uso strutturale, impieghi limitati.

Il punto fermo

Si possono riciclare i vecchi mattoni, ma con regole chiare. Riuso dove i test lo consentono, riciclo dove serve materia di riempimento o alleggerimento. In ogni caso, sicurezza, tracciabilità e coerenza con progetto e norme devono guidare la scelta.

Giorgio Lari

Giorgio vanta oltre trent’anni di esperienza come tecnico di laboratorio per una fabbrica di laterizi. Ha seguito la fase di progettazione e test di diverse tipologie di blocchi e mattoni isolanti, documentando nel tempo i loro effetti sull'efficienza degli edifici.