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Resine espanse innovative per isolamento: la soluzione che semplifica le ristrutturazioni difficili

📅 18 Agosto 2026✍️ di Valerio Barisoni⏱️ 7 min di lettura

Ristrutturare edifici esistenti spesso significa confrontarsi con intercapedini irregolari, sottotetti difficili da raggiungere e murature non allineate. In questi contesti, le resine espanse di nuova generazione stanno diventando una soluzione pratica per ottenere isolamento termico continuo senza interventi invasivi, grazie a posa rapida, adattabilità geometrica e prestazioni misurabili.

Cosa sono le resine espanse di nuova generazione

Con il termine resine espanse si indicano sistemi polimerici reattivi che, miscelati in cantiere, espandono formando una schiuma isolante aderente ai supporti. Le famiglie più diffuse includono poliuretano espanso rigido e poliisocianurato (PU e PIR), schiume fenoliche e, in applicazioni specifiche di insufflaggio, resine urea-formaldeide. La struttura può essere a cellula chiusa, con maggiore resistenza a compressione e bassa permeabilità al vapore, oppure a cellula aperta, più leggera e traspirante.

La conducibilità termica dichiarata, indicata con lambda, varia in funzione della chimica e del gas di espansione. I sistemi con agenti espandenti HFO a basso impatto climatico raggiungono valori tipici di 0,025-0,028 W per metro Kelvin per le schiume PU e PIR a cellula chiusa, mentre le schiume fenoliche si attestano in genere tra 0,020 e 0,023 W per metro Kelvin. Le resine a cellula aperta e i sistemi urea-formaldeide presentano lambda compresi tra 0,034 e 0,040 W per metro Kelvin.

Oltre all’isolamento termico, contano la densità apparente, la resistenza a compressione e il fattore di resistenza alla diffusione del vapore, indicato come mu. Questi parametri influenzano rigidità, capacità di sigillare discontinuità e comportamento igrotermico dell’involucro.

Perché semplificano le ristrutturazioni difficili

La principale forza delle resine espanse è la posa in situ, che consente di ottenere un isolamento continuo su geometrie complesse con minime demolizioni. L’espansione riempie cavità, fessure e varchi intorno a impianti, limitando ponti termici lineari e di nodo. La continuità del materiale riduce l’infiltrazione d’aria non controllata e migliora la tenuta, con benefici misurabili nelle prove di pressurizzazione.

In facciate con intercapedini, l’insufflaggio permette di intervenire dall’esterno praticando fori puntuali nelle fughe o nei giunti, richiudibili a fine lavoro. Nei sottotetti e nei solai su pilotis, la spruzzatura dall’intradosso crea uno strato isolante continuo senza dover rimuovere controsoffitti estesi. Tempi e disagi si riducono rispetto ai pacchetti stratificati tradizionali.

Per edifici con spessori disponibili limitati, la bassa conducibilità delle resine a cellula chiusa consente di raggiungere resistenze termiche elevate con pochi centimetri. Il risultato è utile in vani tecnici, cavedi e spallette di finestre, dove i materiali in pannelli richiederebbero tagli e sigillature complesse.

Tipologie e prestazioni a confronto

Confronto indicativo tra principali resine espanse per ristrutturazioni
Tipologia Lambda dichiarata W mK Densità kg m3 Mu diffusione vapore Reazione al fuoco tipica Uso prevalente
PU PIR cellula chiusa HFO spruzzata 0,025 0,028 30 60 50 150 E, con rivestimenti fino a B s1 d0 Intradossi solai, sottotetti, locali tecnici
PU cellula aperta spruzzata 0,034 0,039 8 12 3 10 E Contropareti interne, pacchetti ventilati
Resina fenolica in pannelli o iniettabile 0,020 0,023 35 50 30 80 B s1 d0 Intercapedini, locali con requisiti fuoco
Urea formaldeide per insufflaggio 0,035 0,040 10 15 20 50 E D Intercapedini in murature esistenti

I valori riportati sono tipici e devono essere verificati sulle dichiarazioni del produttore. La reazione al fuoco segue la classificazione europea secondo EN 13501-1; le prestazioni acustiche, quando richieste, dipendono dalla stratigrafia complessiva e non solo dal materiale espanso.

Norme, sicurezza e sostenibilità

Per i prodotti applicati in situ a base di poliuretano e poliisocianurato, il riferimento prestazionale è UNI EN 14315-1, che definisce specifiche, tolleranze e metodi di prova per schiume spruzzate e iniettate. Le grandezze di interesse includono conducibilità termica dichiarata, stabilità dimensionale, resistenza a compressione e assorbimento d’acqua. Le misure di conducibilità in condizioni stazionarie seguono la EN 12667, mentre il fattore mu è determinato con la EN 12086.

In ottica energetica, l’uso di resine espanse contribuisce al raggiungimento degli obiettivi fissati dalla Direttiva EPBD, favorendo il miglioramento della prestazione dell’involucro senza incrementi eccessivi di spessore. Per i progetti soggetti a Criteri Ambientali Minimi in edilizia, è consigliabile selezionare prodotti con Dichiarazione Ambientale di Prodotto secondo ISO 14025 e agenti espandenti a basso potenziale di riscaldamento globale. Le schiume HFO presentano GWP prossimo a uno, consentendo di minimizzare l’impronta climatica rispetto ai vecchi sistemi HFC.

Sul fronte sicurezza, l’applicazione di sistemi reattivi richiede personale formato, attrezzature di miscelazione tarate e controllo delle condizioni ambientali. Per i prodotti contenenti diisocianati si applicano restrizioni d’uso con obbligo di formazione specifica, oltre alla ventilazione dei locali durante e dopo l’applicazione. In compartimentazioni e vie di esodo, la reazione al fuoco dell’insieme deve essere verificata e, quando necessario, integrata con rivestimenti protettivi o intumescenti per raggiungere la classe richiesta dal progetto antincendio.

Posa in opera: fasi e controlli

La procedura tipica segue quattro fasi: sopralluogo e campionamento, preparazione dei supporti, applicazione, verifiche.

Nel sopralluogo si misurano spessori disponibili, umidità del supporto e stato delle finiture. È buona pratica realizzare fori di ispezione nelle intercapedini e utilizzare endoscopia per verificare la continuità e la presenza di ostacoli. Su legno e calcestruzzo l’umidità non dovrebbe superare, rispettivamente, il 18 percento e il 4 percento in massa per schiume a cellula chiusa.

La preparazione include pulizia, protezione degli elementi sensibili e nastratura di fessure non interessate. Durante l’applicazione si controllano temperatura dei componenti, pressione e rapporto di miscelazione. Per le schiume spruzzate, l’avanzamento per mani successive aiuta a gestire ritiro e planarità; per insufflaggio, si procede a riempimento per settori con fori a passo regolare, misurando il consumo per stimare la densità raggiunta nella cavità.

Le verifiche comprendono test di adesione pull off su campioni rappresentativi, controllo densità con carotaggi, termografia in differenza di temperatura per valutare la continuità e, quando il progetto lo prevede, prove di tenuta all’aria con depressurizzazione. In ambienti interni è raccomandato un tempo di ventilazione adeguato per permettere la dissipazione dei residui volatili di reazione.

Limiti, criticità ed errori da evitare

Le resine espanse non sono una soluzione universale. In murature umide o con sali igroscopici l’insufflaggio può spostare il piano di condensazione e aggravare fenomeni di degrado. Prima dell’intervento è opportuno eseguire una verifica igrotermica, almeno secondo UNI EN ISO 13788, meglio se con modelli dinamici secondo EN 15026 per stratigrafie sensibili.

Schiume a cellula chiusa non dovrebbero essere applicate su supporti friabili non consolidati né su substrati con scarsa stabilità dimensionale. All’esterno, le schiume non resistono ai raggi UV senza finitura protettiva e non possono sostituire un sistema a cappotto con intonaco armato quando è richiesta protezione meccanica e resistenza agli urti.

Dal punto di vista acustico, la sigillatura migliorata riduce i passaggi d’aria, ma non sostituisce l’inerzia di masse separate necessaria per abbattere il rumore aereo. Nei locali con requisiti antincendio stringenti, la scelta va orientata verso sistemi con classe migliore o rivestimenti adeguati, verificando il comportamento d’insieme e i dettagli dei giunti.

Costi indicativi e tempi di cantiere

I costi dipendono da spessore, accessibilità e superficie. In via indicativa, l’insufflaggio in intercapedine con spessori tra 4 e 6 centimetri si colloca spesso tra 20 e 35 euro per metro quadrato, comprensivi di foratura e ripristino delle fughe. La spruzzatura a cellula chiusa all’intradosso, per circa 6 centimetri, varia in molti casi tra 40 e 60 euro per metro quadrato, con oscillazioni legate alla zona e ai ponteggi interni. Le schiume a cellula aperta su contropareti interne si attestano in genere tra 30 e 45 euro per metro quadrato a 10 centimetri. I tempi di posa sono rapidi: squadre esperte realizzano da 150 a 300 metri quadrati al giorno, al netto di protezioni e ripristini.

Il punto di vista di cantiere

Nei cantieri osservati dall’autore in diverse regioni, le resine espanse hanno risolto casi in cui pannelli e rotoli risultavano impraticabili: travi e impianti fitti nei sottotetti, murature portanti con interruzioni frequenti, facciate in pietra con giunti discontinui. La possibilità di regolare densità e tempo di gel consente una posa controllata anche su superfici inclinate, riducendo gli sfridi e i tempi di adattamento in opera.

Checklist decisionale rapida

  • Definire obiettivi: resistenza termica richiesta, tenuta all’aria, requisiti fuoco e acustica.
  • Verificare supporti: umidità, stabilità, presenza di sali o vincoli di tutela.
  • Selezionare la tipologia: cellula chiusa per spessori ridotti e barriera all’aria; cellula aperta per traspirabilità; fenolica per requisiti fuoco stringenti.
  • Richiedere documenti: dichiarazione prestazioni, marcatura, rapporto di prova sulla conducibilità, eventuale EPD e schede di sicurezza.
  • Pianificare controlli: densità in situ, adesione, termografia e verifica igrotermica della stratigrafia.

Quando la ristrutturazione impone interventi non invasivi e tempi stretti, le resine espanse forniscono un compromesso efficace tra prestazioni e cantierabilità. La scelta va però guidata da una corretta valutazione tecnica e da una posa qualificata, nel rispetto delle norme e delle condizioni specifiche dell’edificio.

Valerio Barisoni

Valerio ha lavorato per anni in una azienda di produzione pannelli isolanti, visitando cantieri in tutta Italia. Il suo interesse per i materiali innovativi nasce da esperienze dirette con progettisti e operai, che gli hanno insegnato il valore di scegliere prodotti adatti a ogni clima e necessità.